Repentance sud e Tubular Bells FA

     Si trova tra Molise e Campania questa colata salita il 14 febbraio da Riccardo Quaranta e Dario D’Alessio. Battezzata Repentance sud, si sviluppa nella Gola del Falco, zona Lago Matese, è lunga 90 metri ed ha difficoltà di IV, WI4 – R.   Si dovrebbe trattare della cascata più a sud d’Italia. La stessa cordata, il 18 febbraio, ha anche aperto, alla Grotta delle Ciaole, Tubular Bells  un nuovo tiro di misto, lungo 20 metri con difficoltà di III WI5+/6 M5, .   Repentance sud 90 m, IV, WI4 - R aperta il 14/02/2012 da R. Quaranta e D. D’Alessio LOCALITA’: Gola del Falco, Lago Matese (CE) QUOTA: 1300m ESPOSIZIONE: SO COPERTURA CELLULARE: assente ACCESSO GENERALE: Il lago del Matese è raggiungibile dal versante casertano da Piedimonte Matese o dal versante campobassano salendo da Guardiaregia verso Sella del Perrone. ACCESSO: Giunti presso il passo di Miralago proseguire in direzione Letino, costeggiando il lago - visibile alla propria dx - fino a trovare sulla dx la stradina che consente il raggiungimento della sponda opposta. Imboccarla, superare una prima evidente gola con annesso evidente salto, spesso secco nel periodo invernale, la sorgente Tornora. Dopo circa 3 km, in corrispondenza di una fattoria, si giunge all’imbocco della Gola del Falco (loc. sorgente Cannella). Parcheggiare qui e inoltrarsi nella gola; superare una prima biforcazione prendendo a dx. Proseguendo, la successiva biforcazione, sulla sx, conduce alla base della cascata. 45’ – 1h a seconda dell’innevamento. NOTA: avvicinamento in ambiente selvaggio e fortemente valanghivo, da effettuare con neve assestata o dopo che i pendii laterali hanno già scaricato. RELAZIONE I tiro: pendio ghiacciato a circa 70°, si traversa a dx per sostare su albero (cordone, 30m) II tiro: primo tratto a 70° poi 80° continui su ghiaccio sempre sottile e spesso non legato alla roccia, scalata estremamente delicata e difficilmente proteggibile, uscita su ghiaccio migliore alla base del nevaio. Sosta su albero al centro del canale, cordone e maillon rapide lasciato, 60m. DISCESA: lungo la via di salita MATERIALE: mezze corde da 60m, normale dotazione da cascata più qualche friend piccolo per integrare le protezioni aleatorie del II tiro. Nota: data l’esposizione, consiglio caldamente di attaccare la cascata all’alba, prima che il sole arrivi a lambire il ghiaccio; questo resta meglio conservato sulla dx (faccia a monte), dove è stata effettuata la salita. Un conoide di neve cospicuo, all’attacco della cascata, è il segnale che il nevaio sovrastante ha già scaricato. R. Quaranta P.S. si ringrazia il negozio “Campo Base” di Roma per il materiale fornito.     Tubular bells, 20m, III WI5+/6 M5 Grotta delle Ciaole, Campitello Matese (CB). Aperta dal basso da R. Quaranta e D. D'alessio il 18/02/2012 Note: 4 spit, sosta attrezzata a spit e spit alla base per sicura. Per l’accesso: uguale a quello delle altre vie della Grotta e cioè dagli impianti di sci di Campitello Matese (CB) in circa 1 ora.      Il racconto di Repentance sud di Dario D’Alessio Ieri, 14 Febbraio 2012, la cascata battezzata amorevolmente Repentance Sud, è stata aperta e liberata per la prima volta da Riccardo Quaranta, aspirante guida alpina e da Dario D’Alessio, cioè io, io che adesso vi scrivo. So di stare per comunicare qualcosa ad un pubblico di settore nello specifico gli amanti ed i romantici della montagna, quindi scriverò sapendo che il lettore capirà, ma soprattutto sentirà la dolcezza e la bellezza dell’argomentazione.   Avevo appena chiuso l’ultima transazione su ebay annunci per la vendita di tutto il mio materiale da ghiaccio ormai sparso tra Torino, Pisa e Parma, quando arriva un sms da Riccardo. Riccardo è un alpinista e per i “lettori di settore” non c’è nulla di nuovo nel sapere che io e Riccardo siamo due alpinisti, ma in Molise quando qualcuno di qualunque professione viene a sapere che hai scalato un “qualcosa”, ha due reazioni. Si, è proprio così, la faccia del tuo interlocutore può rimanere o semplicemente disinteressata o del tutto inebetita dal verbo “scalare” non capendone ne il significato ne le ragioni di un eventuale significato.   Qui in Molise, la pratica dell’alpinismo invernale riguarda una ristretta cerchia di persone. Quando dico “ristretta”, dico che in tutta la regione, il materiale da ghiaccio di Riccardo basta ed avanza per fare cordata e far scalare “qualcosa” a coloro il cui nome è ”nessuno”.   Ma che cosa è questo “qualcosa”! Questo “qualcosa”, quando va bene, è neve pressa, a tratti assente, tratti però che sono fondamentali per piazzare degli ancoraggi mobili su roccia marcia, spesso misto terra, tenuta unita da un’infiltrazione d’acqua ghiacciata. Il ghiaccio, quando c’è, è molto sottile, sottile al punto tale che concede solo al primo di cordata di salire e spesso, quando il secondo passa, purtroppo “l’effimero” è già sfinito per reggere un secondo round di colpi e cade al tappeto. Quando tutto si frantuma, spesso viene fuori una roccia perfetta, talmente perfetta da non avere nessun punto debole su cui appoggiare i ramponi o le picche e quindi se puoi, provi strade alternative, altrimenti ti inventi qualcosa in perfetto stile : “Scozzese”. In Scozia come sul Matese c’è il: “Turf” quell’erba congelata su cui si scala alla grande.   Certo non ci si può proteggere facilmente, ma almeno ramponi e picche sono ben saldi per reggere il peso del corpo e questo è qualcosa che ti riempie il cuore anche sapendo che l’ultimo ancoraggio lo hai a 10 – 15 metri da te. Intanto continui ad andare su, sempre più su, ma il tuo interesse era solo quello di scalare e non di suicidarti! Mentre sei li, disperso sul matese, dove d’inverno non ci sono neanche i pastori che ti guardano da sotto, dici a te stesso: “Cosa ti aspettavi il ghiaccio del nord?”.   Separatamente, io e Riccardo abbiamo iniziato a scalare su queste montagne dall’età di diciasette anni, quando senza materiale alcuno e con i jeans, ma armati di una passione fuori dal comune abbiamo affrontato solitarie sui ciuffi d’erba con male e peggio da ferramenta. Prima non c’era Internet ne tanto meno qualcuno che ti insegnasse delle tecniche di progressione. Intanto in televisione vedevi sul programma Jonathan - Dimensione Avventura di Ambrogio Fogar, gli scalatori solitari. Il telegiornale nel frattempo, raccontava di Messner che se ne andava, solo soletto in giro per gli ottomila; sulla pubblicità televisiva vedevi Manolo che rimaneva da solo appeso su due dita con il vuoto siderale sotto di sé e quindi dicevi a te stesso: “Aaaa! E’ così che si fa!”.   Quando eravamo giovani……. ciuffi d’erba e roccia marcia sul verticale, con jeans duri come cotiche, scarpe da trekking e lo zaino Invicta della scuola riempito di pane e Nutella o la cioccolata Novi come il tizio della pubblicità, anche lui solo, a scalare la montagna. Come in tutte le solitarie c’è sempre il punto di non ritorno, quindi immaginatevi degli adolescenti che dopo un po’ di free solo si giravano dietro di loro e vedendo dei buoni settanta metri che li separavano dal suolo, continuavano a scalare con fiato corto cercando di proseguire sperando che la montagna avrebbe concesso loro di uscire fuori da una trappola simile.   Se sono qui a scrivere è perché ho avuto sempre fortuna. Quel tempo ormai è passato, ora ho davvero tanta attrezzatura e faccio da supporto a Riccardo, che chiamo “fratello McLeod” e potete dedurne  il motivo. Insieme abbiamo pian piano abbandonato quella che noi chiamiamo teneramente : “La fognatura molisana”, per dedicarci alle cascate del grande Nord Italia. Quando partiamo per i nostri lunghi viaggi verso il bellissimo Nord, tratte di dodici, quattordici ore di auto, andiamo su con lo stesso spirito pioneristico con cui abbiamo affrontato il terreno infido di casa nostra. Abbiamo le nostre paure, io le mie di secondo, lui le sue da primo di cordata e sappiamo bene che  i tempi del grande Cassin, di Bonatti sono ormai finiti, ma ci sentiamo come loro perché andiamo verso “l’ignoto” ed ogni volta scopriamo che l’esperienza sulle nostre montagne molisane alla fine, torna sempre utile, come l’anno scorso dove l’ultimo tiro della cascata valdostana Mondey Money era praticamente un inferno di ghiaccio sciolto, acqua e “Turf”. A noi è sembrato tutto molto precario, ma nel contempo tutto molto solido, anzi, magari averla avuta sempre una condizione del genere tutti gli inverni a casa nostra.   Quella di ieri 14 Febbraio 2012 è stata la scalata più precaria ed impegnativa della nostra vita. Si, è vero, abbiamo solo 33 anni e ci sentiamo ancora giovani ma almeno io, “vecchio” per un “qualcosa” che abbiamo deciso di chiamare con affetto: “Repentance Sud”. Repentance Sud non si trova neppure in Molise. Qualcuno diceva che le cascate più a sud d’Europa erano in Molise, sul Matese alla grotta delle Ciaole. In realtà il “vecchio” e buon Renato Palmiero, un vero conoscitore delle montagne molisane e campane, scoprì questo gioiello di alpinismo matesino sul versante campano, ai piedi del Lago del Matese. Repentance Sud, racchiude in se l’essenza della scalata matesina, con tutte le più profonde paure, ansie ed incertezze.   Repentance Sud è per noi l’effimero in senso assoluto, è la scalata invernale più precaria e più psicologica che abbiamo mai affrontato. Come ormai si è capito, su Repentance Sud non bastano le viti, i fittoni, i chiodi da roccia i dadi, i friends ed i tricam, qui tutto “l’arsenale da guerra” non basta, qui tutto è precario, tutto è instabile e tutto è una tortura psicologica che non concede tregua ne conforto alcuno. Dove passa il primo di cordata non può passare il secondo e dove passa il secondo non può esserci più ripetizione in giornata soleggiata.   Il sole indebolisce tutta l’intera struttura e quindi occorre che le ferite del ventre si richiudano nella notte gelida e forse al mattino è concesso tentare. Repentance Sud è come una granita – gelato con qualche cubetto di ghiaccio e nocciole tritate, un gelato che si squaglia velocissimamente al sole. E’ esposta a sud ovest ad una altitudine di 1300m ed il sole la lecca avidamente, cambiandone la forma. Su Repentance Sud non è concesso esitare, qui serve molto quello che il grande ghiacciatore Giorgio Passino ha espresso bene con queste parole: “Qui ci vuole la testa, l’equilibrio nervoso conta più del coraggio.... la paura non è concessa, la paura pesa e si moltiplica e quando pesa più del tuo corpo allora caschi di sotto”.   Fonte e foto: Dario D'Alessio            

(23 febbraio 2012)© up-climbing.com

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