La formazione della neve
Neve
Valanghe
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Maggiori informazioni: AINEVA
Osservando da vicino la neve, magari con una lente di ingrandimento e su di uno sfondo scuro, vediamo che la neve è formata da un insieme di multiformi cristalli di ghiaccio di varie dimensioni e forme. Questi cristalli, si formano, a temperature inferiori a 0 C°, per sublimazione di molecole di vapore acqueo e per congelamento di microscopiche gocce d’acqua attorno ad impurità presenti nell’atmosfera che fungono da nuclei di cristallizzazione.
I cristalli assumono, inizialmente, la forma di una microscopica piastrina esagonale che si accresce man mano e che, nel suo movimento nell’aria satura della nube, aggrega a sé altre molecole di vapore e goccioline di acqua cristallizzate, formando così il fiocco di neve.
La crescita dei cristalli avviene in modo diverso ed a seconda delle fasce di temperatura in cui questo processo avviene: per esempio, attorno ai -6 C° la piastrina cresce nel senso dello spessore, formando sottilissimi aghi di sezione esagonale; intorno ai -10,-12 C° l’aumento della dimensione dei cristalli avviene nel senso delle dimensioni maggiori dell’esagono iniziale, formando piastrine esagonali più ampie. Oltre i -12C°, fino a -16,-18 C° la crescita avviene sui vertici del perimetro con la formazione di dendriti che danno, alla piastrina iniziale, la forma stellare a sei punte. Oltre i -18C°, la crescita avviene ancora nel senso dell’altezza, dando luogo alla formazione
di prismi esagonali cavi internamente.
Naturalmente si possono avere infinite forme composite in relazione ai movimenti dei cristalli di neve all’interno delle nubi ed in base alle diverse escursioni termiche a cui viene sottoposto il cristallo prima di arrivare a terra.
Quando il cristallo ha raggiunto un certo peso, sufficiente a vincere le correnti ascensionali della nube, tende a perdere quota, continuando ad aggregare vapore e urtando contro altri cristalli o contro altre goccioline d’acqua cristallizzate. In questo modo, il cristallo aumenta il suo volume ed il suo peso e di conseguenza cade a terra.
In assenza di vento, i cristalli, giunti al suolo, si accumulano uniformemente l’uno sull’altro dando origine ad un manto nevoso che risulta essere un miscuglio di aria e di cristalli di neve legati debolmente tra loro per mezzo delle loro piccole e fragili ramificazioni. La coesione iniziale del manto nevoso, la proprietà, cioè, dei cristalli di stare uniti tra di loro, in questo caso è di tipo feltroso ed è labile in quanto le ramificazioni sono tanto più fragili quanto più le temperature sono basse.
Nel caso che la precipitazione nevosa avvenga in presenza di vento, invece, la distribuzione dei cristalli al suolo è disomogenea e vengono privilegiati accumuli di cristalli semidistrutti (cioè con le ramificazioni in parte o del tutto rovinate) che si depositano sottovento in base alle asperità del terreno. La vita dei cristalli di neve non finisce a questo punto, ma continua fino alla completa fusione, in primavera, con la loro ultima trasformazione.
A terra, essendo mutato radicalmente l’ambiente in cui i cristalli vengono a trovarsi, rispetto a quello di formazione nell’atmosfera, i cristalli di neve cominciano a subire una serie di trasformazioni che possono dare origine a vari fenomeni tra cui quello più pericoloso: le valanghe!
La neve, una volta depositatasi al suolo è soggetta a temperature diverse che ne determinano il tipo e la rapidità delle trasformazioni (metamorfismi) a cui partecipa attivamente anche il vento e l’umidità dell’aria.
I metamorfismi della neve al suolo, assieme ad altri elementi umani e naturali, sono strettamente legati al pericolo di valanghe!
IMPORTANTE: le informazioni contenute in queste pagine sono indicative e superficiali. Per approfondire questi argomenti (neve, valanghe, autosoccorso, sicurezza, arva, pala, sonda, ecc), si consiglia di affidarsi a delle Guide Alpine o ai corsi del CAI. Non è pensabile acquisire conoscenze sufficienti per la sicurezza in montagna semplicemente leggendo queste pagine.







