Breve storia dell’Arva
Arva Pala Sonda
L’idea di un apparecchio emettitore di onde, come protezione dei singolo sciatore sepolto sotto una valanga, fu presentata fin dal 1940. Fu Bachler che propose all’esercito svizzero di realizzare un apparecchio per le truppe che operavano in montagna, ma le tecniche di allora non ne permisero l’attuazione. All’inizio degli anni Sessanta furono fatti dei tentativi basati sull’inserimento dì un magnete nello scarpone che poteva essere individuato tramite un apposito apparecchio derivato da strumenti analoghi impiegati in altri campi.
Ma gli inconvenienti erano troppi; il principale era che la ricerca con l’ingombrante e costoso strumento, non poteva essere fatta che da squadre organizzate del soccorso. La fine degli anni Sessanta vide diversi tecnici impegnarsi nella ricerca e nella produzione di apparecchi per localizzare le vittime da valanga e la semplice radio a transistor sembrò la soluzione ideale.
Fu ancora Bachler che ne 1965 elaborò un piccolo emettitore transistorizzato che lavorava nella banda delle onde lunghe, intorno ai 150 KHz. Ma a proporre un apparecchio contemporaneamente trasmettitore e ricevitore di onde fu Lawton, che presentò al pubblico lo “SKADI”, funzionante con frequenza di emissione di 2.275 KHz.
I più sensibili all’argomento erano comunque gli svizzeri, che già nel 1966 iniziarono le prime serie prove sul terreno, grazie all’esperienza dei tecnici dell’ormai trentenne Istituto per lo Studio della Neve e delle Valanghe dei Weissfluhjoch, situato sopra Davos.
Nel 1969 la questione passò in mano all’armata Svizzera e sorsero i primi problemi relativi alla scelta della frequenza migliore. La ditta Autophon, incaricata, dopo un periodo di prove scelse la frequenza dei 457 KHz; i vantaggi erano più di uno: la frequenza elevata forniva la massima efficienza, a parità di volume, delle antenne a ferrite; in oltre questo canale radio era protetto perché universalmente usato per la media frequenza dei ricevitori ad onde medie, e quindi era improbabile che su di esso si sovrapponessero dei segnali interferenti.
La portata era buona, l’ingombro ridotto e il consumo di energia dei trasmettitore basso. Per ridurre al minimo la banda di rumore, fu necessario l’uso di stabilizzatori al quarzo, sia in trasmissione che in ricezione, cosa che faceva salire enormemente ì costi. Al 1975 erano presenti sul mercato o in sperimentazione, circa 25 tipi di apparecchi emettittori-ricevitori che lavoravano su almeno 15 frequenze diverse.
Fu questo l’anno dei Simposio Internazionale di Solda, promosso dalla Fondazione “Vanni Eigenmann”, che vide approfondite discussioni ed analisi su questo argomento da parte dei maggiori ricercatori dei momento; furono altresì presentate altre metodologie e apparecchiature più complesse, in parte poi abbandonate per motivi tecnico pratici oltre che economici.
Tra queste i radiometri, apparecchi atti a captare e localizzare raggi elettromagnetici emessi da corpi più caldi della neve.
Ma al di là delle considerazioni tecniche, l’aspetto meno innovativo, era che queste apparecchiature per il loro peso e ingombro, potevano essere usate solamente da squadre di soccorso organizzato, quindi veniva meno il discorso della riduzione dei tempi di ricerca. In definitiva, la scelta della frequenza cadeva sui 457 KHz. ritenuta ideale per questo tipo di servizio a cui era destinata.
Il problema nasceva nel momento che si fossero immessi sul mercato apparecchi funzionanti a 457 KHz, in quanto non erano compatibili con quelli a 2.275 KHz. Il giusto compromesso fu quello di produrre apparecchi bi frequenza, funzionanti simultaneamente su due frequenze; 2.275 KHZ e 457 KHz. A partire poi dal 1989/90, dovranno essere venduti solamente apparecchi monofrequenza, funzionanti a 457 KHZ.
E’ importante notare che il grosso salto di qualità, come vedremo più avanti, è stato portato dalla 3″ generazione, avendo realizzato apparecchi con una scala di attenuazione del segnale fino a 9 livelli e oltre. L’importanza dì questa caratteristica la possiamo identificare nella fase dì ricerca, in cui abbiamo la possibilità di lavorare con una maggiore precisione data appunto dalla scala suddivisa in più tacche, corrispondenti a porzioni proporzionali di terreno: Arva analogici.
Oggi gli Arva da analogici sono passati a digitali e per il futuro si stanno progettando sistemi funzionanti con antenne GPS.
IMPORTANTE: le informazioni contenute in queste pagine sono indicative e superficiali. Per approfondire questi argomenti (neve, valanghe, autosoccorso, sicurezza, arva, pala, sonda, ecc), si consiglia di affidarsi a delle Guide Alpine o ai corsi del CAI. Non è pensabile acquisire conoscenze sufficienti per la sicurezza in montagna semplicemente leggendo queste pagine.








