Gran Zebrù (3859) con la Tavola ai Piedi

Maggio, se ci sono le condizioni è probabilmente il miglior mese durante tutto l’anno per lo snowboard-alpinismo d’alta quota: c’è ancora tutta la neve dell’inverno; le giornate sono lunghe; il pericolo valanghe è ridotto; le temperature sono ideali… se becchi la giornata giusta, un godimento puro! E sabato scorso era la giornata giusta per il Gran Zebru, 3859 metri d’altezza, una piramide gigante da surfare con la tavola ai piedi per una discesa veramente “Big Mountain Freeriding”…

Il Gran Zebrù, 3859 mslm

Il Gran Zebrù è la seconda montagna per altezza delle Alpi Orientali dopo l’Ortles che è alto appena 50 metri in più. 3859 metri di altezza per una cima che rimane da sempre tra le più ambite fra tutti gli scialpinisti delle Alpi e dintorni.
Una cima non facile che richiede conoscenze alpinistiche non indifferenti e ottime condizioni fisiche nonché ottima padronanza della tavola per la discesa…

Panorama verso Est dalla cima

Venerdì sera l’avvicinamento con partenza dal parcheggio dei Forni a quota 2180m.
Siamo in due: io e Daniel e tutto il materiale che ci serve per bivaccare al rifugio Pizzini chiuso da 2 settimane. Nei nostri zaini un po di tutto: dal sacco a pelo al cibo; ai 6 litri d’acqua fondamentali per l’alta quota; al fornelletto e posate; vestiti di ricambio; scarpe; scarponi; ciaspole; picozze; ramponi; attrezzatura alpinistica e altro ancora per un totale di quasi 20 kg. di zaino a testa da portare fin su al rifugio che per fortuna dista solamente 2 ore dal parcheggio per 600 metri di dislivello complessivi.

Guido, Daniel e gli zaini alla partenza per il rifugio Pizzini

E’ sera, quasi buio, la strada è piuttosto lunga, ancora parzialmente innevata; a metà percorso mettiamo le ciaspole e continuiamo a salire con i nostri giganti zaini. C’è vento, un’aria fredda che punge il viso e le mani…
Girato l’angolo intravediamo il rifugio in lontananza e subito dietro, gigante, il nostro obbiettivo per l’indomani: una colossale piramide di roccia e ghiaccio che si fa vedere solo in parte perchè coperta dalle nebbie sul versante sud-est; la cime non si vede… il Gran Zebrù è quello… piuttosto grosso direi…

In salita verso il rifugio...

Il rifugio Pizzini a 2700 metri d'altezza

Manca poco al rifugio...

Dopo due ore di cammino arriviamo al rifugio invernale del Pizzini: temperatura -4 esterna e 3 gradi all’interno del bivacco. Siamo da soli e un po ci fa piacere e un po ci preoccupa: fare l’intera salita in solitaria il giorno seguente non è proprio il massimo, qualsiasi cosa succede sono “cavoli amari” ma non ci tiriamo certo indietro visto le ottime previsioni meteo per il giorno successivo. Unica grande incognita la neve: come sarà? tanta? poca? ghiacciata? ci saranno accumuli da vento pericolosissimi per le valanghe? Nelle ultime due settimane ha nevicato un sacco e tirato molto vento e questo non è proprio il massimo… L’ansia e la proccupazione ci sono ma si fa finta di niente… fa parte del gioco…
Tempo 30 minuti e la cena, rigorosamente liofilizzata, è pronta.
Il formaggio, il salame e il pane sul tavolo, la zuppetta nel piatto ed ecco che al primo boccone sentiamo dei rumori provenire dall’esterno: non siamo più da soli! Arrivano altre 4 persone seguite da altre 2, in totale siamo 8 persone per 8 posti letto: i prossimi che arriveranno dovranno dormire per terra o tornare indietro ma per fortuna non arriva più nessuno.
Di colpo il bivacco si riempie, sembra di essere al bar sotto casa!
Un gran rumore di sci, tavole, scarponi, attrezzatura, pentole e pentolini, due chiacchiere un’occhiata ogni tanto alla cima che ancora non si fa vedere ed ecco che nel giro di un paio d’ore siamo tutti quanti a letto a provare a riposare un pochino… la sveglia è per tutti alle 4 del mattino, partenza entro massimo le 5.

Portarsi tutto su è un bel peso... cibo, acqua, gas, tavole, ciaspole, picche, pane, burro e marmellata e anche un paio di birre ovviamente... La sera in bivacco a preparare la cena...

La notte passa più o meno bene per tutti. Si sa, nei rifugi in quota non è facile dormire: un po perchè siamo in tanti in uno spazio ristretto, un po per l’altitudine e ovviamente per l’ansia del giorno dopo che non ti lascia un secondo…

Fatta la colazione, preparato lo zaino, lasciato tutto quello che non serve in rifugio, la “spedizione” è pronta per partire: 2 snowboarder, 4 sciatori e 2 persone a piedi per un totale di 1150 metri di salita di cui gli ultimi 600 metri dritti da fare con picca in mano e ramponi ai piedi.
Le condizioni meteo sono perfette, il Gran Zebrù, dall’alto dei suoi quasi 4000 metri ci guarda; la temperatura è di poco sotto lo zero, non c’è vento, non c’è una nuvola… tutto perfetto!

Alba dal rifugio Pizzini

 

Partiamo alle 5 come da programma. Ci aspettano 4 ore almeno di dura salita ma nessuno di noi ci pensa veramente: l’ambiente è favoloso, siamo circondati da ghiacciai e cime altissime, l’alba illumina le prima cime di un giallo dorato intenso, l’aria è frizzante e la fatica per il momento non si sente.
Dopo 90 minuti circa e 500 metri di tranquilla salita arriviamo all’imbocco del “Collo di Bottiglia” da dove parte il vero attacco alla cima. Da qui in poi il terreno non mollerà più e si manterrà fino alla cima tra una pendenza compresa tra i 40 e i 55 gradi di neve crostosa con fondo “zuccheroso”.

Salendo lungo il Collo di Bottiglia...

Sempre nel Collo di Bottiglia...

Subito fuori dal primo canalino a quota 3250mslm.

Tolte le ciaspole e indossati i ramponi, cominciamo la salita lungo lo stretto e ripido canalino della Bottiglia. Per fortuna non si sprofonda molto nella neve e si sale abbastanza bene. Siamo i primi a salire dopo le nevicate degli ultimi giorni e quindi non ci sono tracce: è tutta da battere ma un po per volta, un po per uno, gradino dopo gradino, guadagniamo quota in fretta.
Subito fuori dal canalino, saliti di 200 metri, ci aspetta una delle parti più dure e lunghe di tutta la salita: altri 200 metri di muro a 50 gradi con neve dura, ventata e non proprio sicurissima da salire.
Per un’oretta buona la tensione rimane alta: un passo sbagliato, la neve che non tiene ed ecco che se scivoli finisci chissà dove giù per il canalone che scende per qualche centinaio di metri senza che riesci a vederne la fine. Impossibile sbagliare. Le picozze vanno tenute bene in mano ed ogni passo va fatto con molta attenzione. Per fortuna il tempo è favoloso: incredibile ma vero, non c’è un filo di vento, fa quasi caldo, la progressione va avanti bene… finalmente usciamo da questo muro di neve e per qualche metro siamo più riparati e quasi in piano.
Mancano solamente altri 200 metri alla vetta ma il pezzo più duro deve ancora arrrivare…

La parete Est che separa dall'ultimo tratto per arivare in cima

Salendo lungo la Est...

Dai Daniel, mancano soltanto ancora 500 metri di salita... non sarai mica stanco vero?!?

Sempre più in alto...

Sempre con la tavola in spalle e i ramponi ai piedi, ci mancano gli ultimi 200 metri di salita di cui gli ultimi 100 su per un canalino che arriva a 55 gradi e che porta dritti alla croce di vetta. 100 metri di passione in quanto uno sbaglio e torni dritto al rifugio facendo un bel volo di 1000 metri verticali sulle rocce. Ma in questi casi, coscienti che uno sbaglio è fatale, la concentrazione è massima, il sole scalda, la quota si fa sentire ma la cima è ormai a pochi metri… ci siamo.. ancora due passi e siamo in cresta, 10 metri ed eccoci alla croce a quota 3859 metri d’altezza!

Ultimo canalino prima della cima, ormai ci siamo!

Il canalino finale

Ultimi passi in cresta, pochi metri alla cima!

Il cielo a questa quota è blu come poche volte ti capita di vederlo; il sole è incredibilmente forte e vicino; sotto ai nostri piedi si apre un mondo di valli e vallate che da qui sembrano piccolissime; le Dolomiti sembrano a due passi ma in realta sono ad almeno un centinaio di chilometri di distanza; ti sembra di essere sul tetto del mondo anche se in realtà sei solamente sul tetto delle Alpi Orientali; da qui capisci quanto è grande il mondo e quanto sono alte e infinite le montagne del pianeta…

La cima del Gran Zebrù: 3859mslm!!

Il rifugio Pizzini da dove siamo partiti!

Fatte le dovute foto in vetta, guardato ancora una volta il panorama, cambiata attrezzatura e soprattutto spostato la tavola dalle spalle ai piedi, è la volta di scendere con lo snowboard da una delle più ambite e famose cime di tutte quante le Alpi… la tensione è massima, la concentrazione tale da non farti sentire la fatica fatta per arrivare fin quassù, la neve comincia a scaldarsi e ad essere più morbida, il primo canalino a 50 gradi dove non puoi sbagliare, ci aspetta: 5 curve e siamo giù sul primo breve tratto piano… non si vede dove stiamo andando, seguiamo le tracce di salita ed eccoci sul muro di prima con neve completamente diversa e decisamente più surfabile.
Una quindicina di curve e siamo di nuovo all’imbocco alto del canalino della Bottiglia, altre 10 strette curve e siamo fuori pericolo… adesso possiamo permetterci anche di cadere e rotolare e cadere ancora una volta che tanto è tutto pianeggiante o quasi e salti di roccia non ce ne sono più!

E ora... si parte!

Il primo canalino...

Autoscatto

La parete Est

Ancora 500 metri di bellissima discesa su neve firm appena trasformata e siamo di nuovo alla base. 500 metri di discesa di puro godimento e gioia pensando alla discesa dal Gran Zebrù appena portata a casa con successo ed eccoci di nuovo al rifugio Pizzini alle 10 e un quarto di mattina in una splendida giornata di sole e cielo blu.
Tempo di salita: 4 ore. Tempo di discesa: 20 minuti!

Appena togli la tavola e guardi di nuovo l’enorme piramide la sensazione è pazzesca: vedere il gigante davanti a te che svetta più alto di tutti è strano… ora che sei appena sceso da quella piccolissima cima lassù, il gigante non ti sembra più così inavvicinabile; ti sembra di conoscerlo e non ti fa più paura… un senso di incredibile rilassamento ti prende e la gioia della discesa appena fatta quasi ti fa venire da piangere se pensi che fino a ieri quella piramide enorme ti sembrava praticamente inavvicinabile…

E’ ora per un rapido spuntino, un brindisi alla cima appena conquistata con un po di acqua (la birra ci aspetta in paese), un po di ordine nello zaino e si riparte…

E come sempre accade in questa stagione, quando in basso la neve non c’è più e lo zaino pesa quasi 20 chili, un’ora abbondante di cammino sulla via del ritorno ci aspetta per tornare alla macchina che chissà perchè sembra lontanissima rispetto al giorno prima… ma tanto ormai l’ansia se ne è andata lasciando spazio alla gioia che una cima come il Gran Zebrù ti lascia dentro… camminare in discesa, cotti dal sole, dalla quota, dalla stanchezza, tutti bagnati, sudati e con la tavola di nuovo in spalle non è più un problema!

Di ritorno verso la macchina stanchi morti ma contenti!

Missione compiuta!

E camminando sul sentiero del ritorno, di colpo il gigante di roccia e neve che per due giorni ha riempito il tuo sguardo e i tuoi pensieri sparisce… e già noi stiamo parlando della prossima cima da conquistare e della prossima discesa da surfare… perchè la montagna è fatta così, quando ti entra dentro non te ne liberi più… altro che droga, molto peggio!! :)

Txt+Ph: Guido Colombetti

Il meritato riposo...

NOTE SULLA SALITA AL GRAN ZEBRU CON LO SNOWBOARD
Salita fatta il 22 di maggio con condizioni ottimali, senza tracce precedenti.
Neve dura e crostosa da vento in salita che a tratti si sfondava a tratti no. Firn di superficie tra i 5 e i 10 centimetri per la discesa.
Attrezzatura: 2 picozze, ramponi, ciaspole, bastoni. Eventuale imbragatura e attrezzatura normale d’alpinismo per tratti in conserva (non utilizzata).
Pernottamento presso il rifugio invernale Pizzini la sera prima: 8 posti letto. No riscaldamento, no acqua. Coperte e cuscini.
La salita e discesa dal Gran Zebrù è consigliabile solamente a snowboarder alpinisti in ottime condizioni fisiche, ben allenati e con attrazzatura. Richiesta esperienza alpinistica d’alta quota e ottima padronanza dello snowboard in discesa.
Non per tutti, classificata come OSA (Ottimi Sciatori/Snowboarder Alpinisiti)

(3 giugno 2010)© Riproduzione riservata

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