xMas Interview a Claudio Jep Bernardini di Bastard
Devo ringraziare sopratutto Bastard se lo snowboard è entrato a far parte della mia vista a metà anni ’90. Stavo leggendo un magazine di skateboard Italiano di nome XXX, quando i miei occhi caddero su questa pubblicità di una company di snowboard sconosciutissima di nome Bastard…
A quei tempi già molti miei amici avevano provato lo snowboard, ma skeitando non ero rimasto affascinato sino ad allora da quei aerials troppo tweakati e dalle tutine neon. Da quel momento in poi pian piano lo snowboard entrò a far parte della mia vita arrivando ad esserne una componente fondamentale, quindi questa intervista vuole essere una celebrazione di quel momento così come un dovuto tributo ad una company che ha portato un pò di sano sapore Italiano nello snowboarding.
Ciao Claudio, dove sei e cosa stai facendo in questo preciso momento?
Hey sono nella cucina di casa mia a Milano, mi sono appena svegliato e mi sto facendo un caffè mentre rispondo alle tue domande. Scusami se ti ho fatto aspettare un po’ per questo.
Dunque il web dice che sei CEO di bastard nonchè fondatore di SkateMap; confermi? Manca qualcos’altro?
Confermo. Se vogliamo essere precisi CEO di COMVERT che è la società di cui faccio parte che fa bastard, ma anche Electric e altre cose in Italia.
Quando, come e perchè è nata bastard?
bastard è nato nel 1994 come marchio italiano di tavole da snowboard, da tre persone unite dalla passione per lo skateboard.
Con bastard abbiamo coperto le esigenze degli snowboarders di quel periodo, quindi innanzitutto di noi stessi. Quello che veniva proposto dalle grandi imprese del settore era per molti versi inadeguato e inoltre la loro comunicazione sembrava viaggiare su un binario parallelo; utilizzava un linguaggio ed un’estetica non attuale che non toccava per nulla la nuova generazione di snowboarders, composta in gran parte da skaters che temporaneamente abbandonavano la città e iniziavano ad assaggiare la montagna.
Chi è bastard?
Da un lato ci siamo noi di una cerchia ristretta che lavoriamo al bastard store e ci occupiamo di design, produzione, comunicazione, vendite e amministrazione. Da un altro lato ci sono tutti i team riders che portano in giro il nome e forniscono preziosi inputs e idee per lo sviluppo di nuovi prodotti o particolari iniziative. Da un altro lato ancora ci sono tutti i nostri collaboratori esterni, imprenditori, fornitori, brands, artisti, illustratori e crews con cui sviluppiamo molte cose divertenti. Poi ci sono tutti gli agenti, distributori e clienti che vendendo e comprando i nostri prodotti bastard ci permettono di continuare a svilupparne di nuovi e sempre migliori. Sono un sacco di persone e non riesco a elencarle qui ma a loro va tutto il mio rispetto e sono molto felice di averle conosciute.
Il nome bastard è dovuto a qualcosa in particolare o è stata scelta semplicemente una parola d’effetto?
Probabilmente è il primo nome che ci è venuto in mente. Spesso si usa la parola ‘bastard’ per indicare qualcuno o qualcosa che sta eccellendo in una particolare azione o in un detereminato campo. Non ci ha mai interessato l’accezione negativa del termine anche se è quella di maggiore diffusione perchè non è detto che chi ha la ‘maggioranza’ è nel giusto e bastard penso rifletta proprio questo… siamo l’altro lato del ‘politically correct’ e delle convenzioni. Poi suonava bene, graficamente ha la prima e l’ultima lettera simmetriche… ed è il nome del primo gruppo di Lemmy che poi è diventato i Motörhead.
Se non erro il vostro primo prodotto furono proprio gli snowboards, poi introduceste anche gli attacchi baseless Joint e l’outerwear… dopodichè avete lasciato perdere per un pò il mercato delle tavole ed ora siete tornati con ben due linee di tavole… come mai questo ritorno alle origini?
Allora ci conosci bene! Non sbagli, quello è stato un po’ l’iter dei prodotti.
Decisamente pensiamo che ci sia bisogno delle nostre tavole in questo particolare momento storico. Forse basta guardare uno dei cataloghi in vendita in edicola con su molte delle tavole da snowboard proposte dai big players.
7Parlando delle vostre nuove tavole, non si può non notare la vena di sarcasmo che caratterizza fortemente parte delle grafiche, come mai questa coraggiosa scelta?
Eh non è proprio una scelta… nel senso che bastard è così perchè riflette le persone che ci sono dietro. L’ironia è alla base di molte delle cose che facciamo e ci piace prendere in giro noi stessi e il mondo in cui viviamo… per capire bene quello che dico dovresti passare una giornata in ufficio con noi, può essere molto divertente. Se dici scelta coraggiosa penso che ti stai riferendo alla linea President con le ragazze del nostro ex-presidente del Consiglio… allora aspetta a vedere quelle nuove che stanno per uscire.
Tra l’altro ho notato che nella soletta non avete assolutamente riportato nè nome, nè logo, non visibili almeno. Come mai?
Probabilmente quello è un errore e grazie per avercelo fatto notare. Licenzieremo immediatamente il grafico! Lo sanno tutti che se non metti un logo gigante sotto la soletta poi le tavole non le vendi…
Chi di voi ha inventato il payoff “proudly made by those lazy Italians”?
Il payoff è nato da me e Kado (Claudio Sinatti) in un brainstorming telefonico molti anni fa.
Se dovessi salvare una grafica di una tavola prodotta dal 1994 ad ora, quale sarebbe?
Probabilmente la SweetGun 147 del 1995 quella con il kid che ruba le caramelle in negozio… con la pistola puntata. La trovo attuale e vorrei farne una riedizione adesso. Voi cosa ne dite?
Ho notato che il vostro team è composto non soltanto da atleti di alto profilo, ma da persone con una personalità forte: penso a Nicolai Danov oppure Mattia Molnar e Lukas Goller… tra l’altro molti dei quali veterani della propria scena. C’è un disegno dietro a questa scelta?
Sono tutti nostri amici e li rispettiamo moltissimo. Non li vediamo tanto come atleti nel senso classico del termine. Sicuramente spaccano in quello che fanno (snow o skate che sia) ma sopratutto rappresentano perfettamente l’eterogeneità di bastard.
Come mai avete scelto di realizzare un progetto così meraviglioso ma al tempo stesso credo costoso come la nuova warehouse con la bastard bowl? Volevate un vivaio dove coltivare i vostri nuovi talenti o piuttosto dove girare voi quando vi vengono i 5 minuti dopo una telefonata poco piacevole ah ah?
Volevamo creare una sorta di hub dove coinvolgere tutte le persone che stanno facendo un cammino simile al nostro e condividere le passioni che ci accomunano, oltre che avere uno spazio perfetto per svolgere il nostro lavoro quotidiano. Molti di noi sono skaters e snowboarders da tantissimo tempo ed era impensabile avere una base su Milano che non rispecchiasse questo aspetto.
Lavorandoci in questo spazio ti confermo che è meraviglioso e vi invito a venire a visitarlo se vi interessate anche di architettura e design perchè molte delle soluzioni adottate sono davvero innovative e non hanno precedenti, non solo in Italia. Magari durante il Salone del Mobile di Milano dove apriamo tutti i nostri spazi al pubblico per una settimana. Per quanto riguarda il costo penso sia tutto molto relativo ma in realtà abbiamo speso pochissimo per quello che abbiamo ottenuto, anche confrontando il nostro spazio come mq. con uno spazio della stessa metratura di normali uffici milanesi.
Credi che il mercato Italiano adesso sia abbastanza maturo per accettare brands nazionali? Ho notato come nello skateboard siano nate tante realtà come FVTVRA, ANEEMA, MURDER, REESON e nel suo piccolo anche nello snowboard stanno venendo fuori brands come ROUGH, HOSTILE… ovviamente dopo bastard che forse rimane il brand legato ai boardsports più famoso al mondo.
Non penso che il mercato faccia distinzione tra brand nazionale o internazionale… probabilmente fa una distinzione su cosa spacca e cosa no e di conseguenza esprime la sua preferenza comprando un concetto o un’idea prima ancora di un prodotto.
Le realtà nazionali a me più vicine nello skateboard non sono solo quelle che hai elencato tu ma anche e sopratutto dumb, MC, Warriors, El Santo, Strange, Enimol… tutte micro-companies – senza assolutamente voler sminuire col termine perchè non penso che la dimensione in sè sia un valore assoluto – formate da skaters che condividono una serie di valori che noi stessi condividiamo e che manifestano ognuna il proprio stile peculiare. Queste companies non nascono da analisi di mercato e da studi sulla commerciabilità di un determinato prodotto… nascono dal bisogno di esprimersi delle persone che stanno dietro e dai supporters che con il loro sostegno, nel tempo, le trasformano in brands. Questo non avviene da un giorno all’altro.
Nello snowboard non conosco bene le realtà che hai elencato ma so quello che stanno facendo F-Tech e Doors e come stanno venendo fuori.
Cosa pensi della scena snowboard Nazionale?
Spesso quello che vedo online o sulle riviste mi fa allontanare da questo mondo perchè mi sembra troppo lontano da quello che a me piace e pare sia tutto snowpark e contest e la cosa non mi esalta più di tanto. Poi però passa a trovarci Lukas Goller con il suo portatile e mi fa vedere qualche immagine sua o di altri riders italiani immersi nel powder fino alle ginocchia, in boschetti da sverginare oppure su saltoni in fresca, e allora capisco che anche in Italia c’è gente che spacca. Non capisco perchè venga più dato più peso allo snowboard degli snowpark e dei contest rispetto a quello del freeride moderno e fantasioso che invece mi piace moltissimo e mi fa venire voglia di andare a snowboardare.
Andrea Vecchi fa ancora snowboard?
Pare che abbia ripreso a girare in montagna più spesso e con lo stile, la potenza e la solidità che da sempre lo caratterizza. Lui è uno skater prestato allo snowboard… prima o poi chiederemo il riscatto. Adesso non vive più a Milano ma nella sua terra di origine, in cima al Lago di Garda, un luogo meraviglioso in mezzo alle montagne per cui penso sicuramente che questo inverno, nonostante i suoi impegni, non potrà resistere al richiamo dei monti… spero di snowboardare presto insieme a lui.
Jep, grazie infinite del tuo tempo… auguro a te e a tutta la company un radioso futuro.
Grazie a te Ross e ai lettori che sono arrivati fino in fondo. Ricambio gli auguri e vi aspetto al bastard store dove vi inviteremo non appena si organizza qualcosa che può essere di vostro interesse.

(24 dicembre 2011)© Riproduzione riservata










