Andrea Zampa
Nel panorama nazionale sono nate e morte tante realtà legate allo snowboard, molte di loro sono state vere comete, altre sopravvivono nel sottobosco, altre sono decollate e giustamente hanno puntato all’estero dove sicuramente hanno ricevuto piu’ consensi che in Italia. Mi ha sempre incuriosito invece questa piccola company Torinese che, attiva ormai da diverse stagioni, ha sempre saputo migliorarsi e crescere pian piano prendendo forma senza mai fare il passo piu’ lungo della gamba, ma sempre dimostrando una crescita continua; ora Rough, questo il suo nome, ha un team bello tosto di riders chiaramente nazionali, una gamma di tavole essenziali e mirate, ed una fama che va oltre ai confini nazionali. Abbiamo parlato con uno dei soci fondatori, Andrea “ZAMPA” Zampieri, della loro avventura con Rough, del passato e del futuro di questa piccola company dalle spalle belle forti.
Siete voi o le vostre tavole ad essere “ruvide”?
Siamo noi ad essere “ruvidi”, le nostre tavole lo sono di conseguenza.
Spiegaci il nesso tra il nome della company ed il logo, che pare rappresenti una sorta di casa?Ci abbiamo messo un po’ a partorire il logo. All’inizio lo vedevamo come una priorità e abbiamo provato diversestrade ma nessuna ci soddisfaceva. Io mi sono rotto e ho detto agli altri: F__K il logo! Altri big brands ci hanno messo più di 20 anni per tirarne fuori uno decente, prendiamoci il tempo che ci vuole!
Poi un bel giorno George (il nostro lead designer) se nesalta fuori con un nesso astruso e dopo un po’ di lavoro su quell’idea è arrivata la casetta. Il nesso insomma c’è ma non è quello l’importante. Quando abbiamo visto per la prima volta il bozzetto abbiamo capito subito, senza neanche parlarci, che quello sarebbe stato il nostro logo.
È un logo che apparentemente non ha nulla a che spartirecon il nome del brand, perciò ognuno può chiedersi checosa rappresenti e vederci quello che vuole. C’è chi ci vede una casa e pensa a valori come la famiglia e la genuinità, c’è che ci vede una baita da jibbare e c’è chi ci vede la cuccia di un cane. A noi piace lasciare che si pensi a tutte queste cose, che il nostro logo sembri incoerente e contrastante rispetto al nome.
Dato per assodato che la motivazione che vi ha spinto a fare tavole Italiane non sono i soldi, cosa muove rough?
Rough snowboards è nata per pura passione. Quando si è mossi dalla passione si cerca di dare qualcosa a ciò che si ama, di metterci del proprio. Noi ci sentivamo in grado di poter dare qualcosa nel campo delle tavole e ci abbiamo provato. Oggi Rough, oltre che dalla passione, è spinta dall’amicizia che ci unisce.
A differenza di altri progetti “connazionali”, il vostro regge bene negli anni, anzi pare crescere ed il gruppo appare compatto ed anzi in crescita. qual’e’ il segreto?
Il segreto, anzi i segreti, stanno nella risposta alla domanda precedente, la passione e l’amicizia. Se la motivazione fosse solo nei soldi avremmo chiuso i battenti ancora prima di cominciare. Il mercato dello snowboard non è una miniera d’oro come molti pensano o hanno pensato.
Chi sono le menti ruvide dietro al vostro progetto?
Rough snowboards è stata concepita da me e Beppe Demonte (RIP) nel lontano 2000 ma la famiglia si è allargata molto in fretta. Oggi Rough è composta da sei persone: io, Marco Sabolo, Ecio (Alessio Manfrin) e Manno (Ermanno Magnani) cerchiamo di dividerci come meglio capita il lato tecnico, commerciale e amministrativo mentre George Boutal e Joe (Giorgio Lesina), di Evergreen Design, si occupano del design di tutto quanto riguarda Rough, dalle tavole agli stickers.
Le vostre grafiche da qualche tempo sono diventate piu’ – passatemi il termine – messaggistiche: cosa volete urlare allo snowboard business? O ai riders?
Giusta osservazione. Da un paio di stagioni a questa parte abbiamo scelto le nostre tavole come veicolo per il nostro messaggio. Vogliamo che i rider che decidono di portare le nostre tavole ai piedi condividano la nostra filosofia e siano orgogliosi di farlo. Allo snowboard business non abbiamo niente da dire, ci sentiamo una realtà a parte. Non ci riconosciamo in quel fenomeno di marketing che è oggi lo snowboard, in cui i grandi marchi fanno carte false per assicurarsi l’ultima innovazione o l’ultima moda. Fortunatamente qualche company seria esiste ancora, sono grandi nomi che hanno fatto la storia dello snowboard e che continuano a farla restando in disparte, non scendendo allo stesso livello dei big. Questi brand sono la nostra fonte di isprazione.
Le vs. tavole sono conosciute anche all’estero ho notato (snowbroader.eu), ricevete un buon feedback da oltre confine?
Si, anzi, il feedback è molto migliore all’estero piuttosto che in Italia. Abbiamo riscontrato molto interesse dagli USA, dalla Germania, dai paesi scandinavi e dal Far East (Corea in particolare). Non a caso i paesi in cui piacciono le nostre tavole rappresentano i mercati con la scena core più evoluta, mercati sempre in cerca di novità e di prodotti che si distinguano dalla massa. In Italia invece si fa molta più fatica, anzitutto per lo scetticismo verso un marchio Italiano (nonostante le nostre tavole siano costruite in Austria da uno dei migliori produttori del pianeta) e poi perché l’Italia è fossilizzata sui soliti big di cui parlavo prima. Per rendersene conto basta visitare, a caso, un mega store e un piccolo negozio core: non c’è nessuna differenza! Ci si trova la stessa roba, solo in quantità differente.

Perchè i vostri prodotti hanno le taglie come i vestiti? S-M-L-XL…
La nostra filosofia di prodotto è basata sulla concretezza e sulla semplicità, le taglie sono espressione diretta di questo modo di concepire la tavola. Pensiamo che non siano i millimetri, in più o in meno, dei singoli parametri di una tavola a fare la differenza ma come le misure vengono combinate tra loro, perciò proponiamo delle tavole con un sistema di misura intuitivo che indica come i parametri sono proporzionati tra di loro, in base al rider e all’utilizzo per cui quella tavola è stata pensata.
I vostri “ruvidi” progetti futuri?
Qualche idea in serbo per il futuro ce l’abbiamo ma adesso è ancora troppo presto per parlarne. Per ora ci concentriamo esclusivamente nel migliorare le nostre tavole stagione dopo stagione rendendole sempre più vicine al nostro ideale: semplicità e solidità costruttiva, facilità di utilizzo, prezzo abbordabile e… design super stiloso!
Una pacca sulla spalla ed un in bocca al lupo. Questo è anche l’angolo dei ciao e grazie…
Crepi il lupo. I miei ringraziamenti vanno prima di tutto a noi stessi! Ringrazio I miei amici e collaboratori che hanno deciso di imbarcarsi in questo folle progetto e che, nonostante le mille difficoltà, non perdono mai l’entusiasmo e la voglia di creare qualcosa di figo, qualcosa di nostro, qualcosa di diverso. Poi ringrazio quei pochi, pochissimi, che hanno creduto in Rough fin dall’inizio e che ci supportano tutt’oggi con grande credo e convinzione, un particolare ringraziamento va al nostro team e a Matteo Ferraris, uno dei piu stilosi riders della scena europea che abbia mai conosciuto!!!! Per concludere un caloroso saluto a tutti quelli (tanti) che ci hanno sbattuto la porta in faccia.
Itw: Matteo Rossato

(15 marzo 2010)© Riproduzione riservata






